La rabbia (inaspettata) di un amico ed il momento italiano
Oggi passeggiando col mio cane ho incontrato un amico, erano settimane che non lo vedevo, e l'approccio è stato uno tanti: << ciao, come stai?>>. Praticamente non ho fatto in tempo a finire la domanda che ha iniziato a manifestare tutta la sua rabbia, e direi anche il dolore che immagino provasse quasi fisicamente, di fronte alla "rovina" dell'Italia, alla crisi economica, a questo "governo farabutto", come lo definisce lui, e ha lanciato verso l'ormai ex Presidente del Consiglio degli anatemi che non vi riporto per pudore.
Non pensavo che fosse capace di tanto astio, ma da quanto vedo in TV (lancio monetine, sputi) e leggo su Facebook, devo dire che è sicuramente in buona compagnia.
Sono rimasto così colpito che proseguendo la mia camminata ho iniziato a riflettere non tanto su cosa mi ha detto, ma sul come lo ha detto. Con rabbia e animostità che rasentava (se non superava) l'odio.
Forse ad ognuno di voi è capitato, o capiterà in futuro, di incontrare persone come il mio amico che vivendo un momento di difficoltà (grande o piccolo non importa) reagisco con questi atteggiamenti pieni di rabbia.
Questo è quello che avrei voluto dirgli, se solo fosse stato possibile.
Ti capisco perchè i politici (almeno quelli più invista), l'informazione che riceviamo ogni giorno e, quindi direi tutto il sistema in generale, mette ogni giorno a dura prova la nostra pazienza.
Quindi forse è normale avere rabbia, sentire la necessità di sfogarsi e liberare il momento di ira. Lasciami, però, fare anche qualche altra considerazione.
La prima è proprio sulla rabbia, un'emozione che come tutte le altre emozioni non sono di per se nè negative nè positive; sono l'uso che ne facciamo, le conseguenze che ci portano, che poi determinano se quella emozione è stata positiva o negativa. Ma la rabbia fine a se stessa, la voglia di distruggere, la voglia di manifestare la violenza è di base un elemento, secondo me, sbagliato.
Lo paragono ad un virus e come ogni virus, se non abbiamo un organismo non sufficientemente forte, con gli anticorpi necessari, ci colpisce. E oggi non possiamo dire che l'Italia abbia un sistema immunitario forte, soprattutto dal punto di vista politico, economico e (lasciamelo dire) dal punto di vista dei valori. Siamo sicuramente deboli, e tutto ciò è pericoloso, perchè la rabbia potrebbe diventare un'epidemia. Dilagare da una persona all'altra e diffondersi come si diffondono i virus nei paesi o nei luoghi poveri dove le persone, appunto, non hanno un sistema immunitario tale da difenderle. Ricordiamoci che in molti posti si muore ancora per un raffreddore. Questo significa che non è tanto, anche qui, il tipo di virus che fa la differenza, ma semplicemente come noi siamo attrezzati per difenderci.
La rabbia è un'emozione umana, ma bisogna stare attenti, perchè non è questa che porta al miglioramento. Non può essere la rabbia che dà la spinta al cambiamento, o perlomeno dipende da come viene gestita. Se la rabbia è fine a se stessa e dopo non si rientra negli alvei della ragionevolezza, in un sistema di valori, di dialogo e confronto, quella rabbia ci porta all'autodistruzione.
L'altra considerazione, e so di rischiare di prendermi qualche offesa, è domandarsi sempre cosa stiamo facendo noi perchè le cose cambino. John F. Kennedy disse "non pensare a cosa la tua nazione può fare per te, pensa a cosa tu puoi fare per la tua nazione".
Beh, se il governo non ha fatto il suo dovere, non possiamo onestamente dire che abbia fatto altrettanto la minoranza. Un'opposizione tutta incentrata sul denigrare l'altra parte politica, lanciando continuamente allarmi di dittature, distruzione e quant'altro. Tanto è che a forza di dire al lupo al lupo, alla fine il lupo è arrivato davvero.
Insomma, lasciando da parte gli ideologismi, non c'è da rallegrarsi per quanto hanno fatto sia a destra che a sinistra.
E allora la domanda è ancora più calzante, noi che cosa abbiamo fatto per la nostra nazione?
Che cosa sto facendo io per il mio paese? Anche semplicemente gestendo la rabbia in particolari momenti di difficoltà, la sto alimentando oppure sto contribuendo a ripristinare un clima di dialogo e di confronto fra persone che hanno le stesse origini e parlano la stessa lingua?
Mia nonna diceva sempre "usi più testa chi più testa ha", noi dobbiamo avere "più testa" anche di coloro a cui penseremmo di aver delegato la gestione del paese, perchè l'unica cosa che non possiamo e dobbiamo mai delegare è proprio la nostra testa, le nostre scelte di come condurre la vita e tanto più di come gestire le nostre emozioni.
Non pensavo che fosse capace di tanto astio, ma da quanto vedo in TV (lancio monetine, sputi) e leggo su Facebook, devo dire che è sicuramente in buona compagnia.
Sono rimasto così colpito che proseguendo la mia camminata ho iniziato a riflettere non tanto su cosa mi ha detto, ma sul come lo ha detto. Con rabbia e animostità che rasentava (se non superava) l'odio.
Forse ad ognuno di voi è capitato, o capiterà in futuro, di incontrare persone come il mio amico che vivendo un momento di difficoltà (grande o piccolo non importa) reagisco con questi atteggiamenti pieni di rabbia.
Questo è quello che avrei voluto dirgli, se solo fosse stato possibile.
Ti capisco perchè i politici (almeno quelli più invista), l'informazione che riceviamo ogni giorno e, quindi direi tutto il sistema in generale, mette ogni giorno a dura prova la nostra pazienza.
Quindi forse è normale avere rabbia, sentire la necessità di sfogarsi e liberare il momento di ira. Lasciami, però, fare anche qualche altra considerazione.
La prima è proprio sulla rabbia, un'emozione che come tutte le altre emozioni non sono di per se nè negative nè positive; sono l'uso che ne facciamo, le conseguenze che ci portano, che poi determinano se quella emozione è stata positiva o negativa. Ma la rabbia fine a se stessa, la voglia di distruggere, la voglia di manifestare la violenza è di base un elemento, secondo me, sbagliato.
Lo paragono ad un virus e come ogni virus, se non abbiamo un organismo non sufficientemente forte, con gli anticorpi necessari, ci colpisce. E oggi non possiamo dire che l'Italia abbia un sistema immunitario forte, soprattutto dal punto di vista politico, economico e (lasciamelo dire) dal punto di vista dei valori. Siamo sicuramente deboli, e tutto ciò è pericoloso, perchè la rabbia potrebbe diventare un'epidemia. Dilagare da una persona all'altra e diffondersi come si diffondono i virus nei paesi o nei luoghi poveri dove le persone, appunto, non hanno un sistema immunitario tale da difenderle. Ricordiamoci che in molti posti si muore ancora per un raffreddore. Questo significa che non è tanto, anche qui, il tipo di virus che fa la differenza, ma semplicemente come noi siamo attrezzati per difenderci.
La rabbia è un'emozione umana, ma bisogna stare attenti, perchè non è questa che porta al miglioramento. Non può essere la rabbia che dà la spinta al cambiamento, o perlomeno dipende da come viene gestita. Se la rabbia è fine a se stessa e dopo non si rientra negli alvei della ragionevolezza, in un sistema di valori, di dialogo e confronto, quella rabbia ci porta all'autodistruzione.
L'altra considerazione, e so di rischiare di prendermi qualche offesa, è domandarsi sempre cosa stiamo facendo noi perchè le cose cambino. John F. Kennedy disse "non pensare a cosa la tua nazione può fare per te, pensa a cosa tu puoi fare per la tua nazione".
Beh, se il governo non ha fatto il suo dovere, non possiamo onestamente dire che abbia fatto altrettanto la minoranza. Un'opposizione tutta incentrata sul denigrare l'altra parte politica, lanciando continuamente allarmi di dittature, distruzione e quant'altro. Tanto è che a forza di dire al lupo al lupo, alla fine il lupo è arrivato davvero.
Insomma, lasciando da parte gli ideologismi, non c'è da rallegrarsi per quanto hanno fatto sia a destra che a sinistra.
E allora la domanda è ancora più calzante, noi che cosa abbiamo fatto per la nostra nazione?
Che cosa sto facendo io per il mio paese? Anche semplicemente gestendo la rabbia in particolari momenti di difficoltà, la sto alimentando oppure sto contribuendo a ripristinare un clima di dialogo e di confronto fra persone che hanno le stesse origini e parlano la stessa lingua?
Mia nonna diceva sempre "usi più testa chi più testa ha", noi dobbiamo avere "più testa" anche di coloro a cui penseremmo di aver delegato la gestione del paese, perchè l'unica cosa che non possiamo e dobbiamo mai delegare è proprio la nostra testa, le nostre scelte di come condurre la vita e tanto più di come gestire le nostre emozioni.
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