Non prendiamoci in giro, niente cambia se...

Siamo giunti alla fine del 2013 e all'inizio del 2014, momento di riflessioni, di consuntivi e di nuovi intenti. A livello nazionale è successo di tutto, dalle elezioni finite con un sostanziale pareggio a tre alle figure meschine dei nostri politici, dalle dimissioni del Papa alla nomina del nuovo Papa, dai ridicoli colloqui di Bersani con i 5 Stelle alla rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica, dalle tragedie di Lampedusa ai molti suicidi di concittadini imprenditori e lavoratori che non riuscivano più a vedere un futuro e chi più ne ha più ne metta. Il 2013 ci ha fatto capire, speriamo questa volta sul serio, che la classe dirigente di questo Paese non è all'altezza della sua meravigliosa storia (nessuno escluso) e, ahimè, ci ha fatto sentire anche un po' impotenti davanti a tanta inconsistenza. 
Ma allora cosa fare? Sperare in un cambiamento? 
E chi dovrebbe apportarlo, se a guidare l'Italia ci sono sostanzialmente le stesse persone che lo hanno portato alla rovina?
Molto probabilmente l'istinto ci porterebbe a chiedere una rivoluzione, un colpo di stato e ribaltare tutto. Già e poi? Chi dovrebbe essere la guida di questa rivoluzione, quale vero leader ispirato da sani valori, slegato da ogni lobbies e fuori dai giochi di potere abbiamo in Italia? Forse nessuno, almeno al momento.
Allora la vera e unica Rivoluzione auspicabile che può cambiare l'Italia e farla tornare ad essere una nazione ricca, prospera e civile è soltanto quella culturale che deve partire dal basso per poi infettare i piani alti. E' un processo lungo, ma forse l'unico veramente realizzabile.
L'unico auspicio e l'unica richiesta per il 2014 che dobbiamo pretendere dagli attuali politici è quella che siano per una volta illuminati, mossi da un sussulto di coscienza, per fare una nuova legge elettorale che ridia finalmente il potere a noi cittadini di votare le persone e non delle liste bloccate che finora hanno permesso ai politici (di destra e di sinistra) di fare i loro sporchi affari. 
Ma, onestamente, una nuova legge elettore può bastare perché il futuro cambi e si esca dal declino? No, è necessaria ma non è sufficiente.
Sarà, invece, necessario che ognuno di noi faccia la propria parte facendo quel salto culturale e uscire dalle dinamiche ideologiche che finora, diciamocelo, hanno fatto solo la fortuna dei partiti. Almeno tre quarti del Paese finora ha votato solo il colore della bandiera di partito o soltanto contro l'altra parte. Adesso è l'ora di votare per un'unica bandiera, ed è quella Tricolore (attenzione, qualcuno dell'attuale classe politica si sta già nascondendo dietro il tricolore), votare per l'ITALIA, per un'Italia totalmente rinnovata che faccia fuori tutti quei burocrati nascosti e radicati nelle stanze dei palazzi e dei ministeri che della vita reale non sanno nemmeno cos'è.
Come si fa una rivoluzione culturale? Onestamente non lo so, ma so che dipende da ognuno di noi, da quanto ogni singolo italiano si dota di strumenti e conoscenze tali da renderlo autonomo e indipendente, senza essere contagiato (o perlomeno in quantità minore) da tutto quello che i politici e alcuni media vogliono farci credere. 
Uno degli ultimi tentativi più sbiechi è quello relativa alla notizia di pochi giorni fa, e cioè che nel 2013 le tasse sono calate e nel 2014 caleranno ancora di più. AhAhAh! Avete notato il clamore e l'enfasi data a questa pseudo-notizia dai TG e dalla carta stampata? Forse volevano darci una pillolina soporifera di fine anno...
E' talmente evidente la distanza tra loro, la cosiddetta classe dirigente, e noi italiani che soltanto loro non riescono a vederla.
Rivoluzione culturale, dunque, ma come? Mi vengono in mente quattro parole, che modestamente mi sentirei di suggerire, quattro parole che forse dovrebbero rientrare nella top ten degli auspici di inizio anno, per far sì che noi comuni cittadini si inizi a fare qualche passo in avanti:
Consapevolezza, è necessario smettere di tollerare i furbetti (peggio ancora quando li lodiamo) che fanno solo i loro sporchi interessi, perché questo significa condannare il nostro futuro e quello dei nostri figli, significa abbattere mattoncino dopo mattoncino la nostra casa, il nostro ambiente, la nostra storia e tradizione. 
Non dobbiamo fare la guerra (ideologica) alla ricchezza, quando questa è raggiunta con il lavoro, con imprese che danno lavoro ad altri è ricchezza giusta, sana e utile a tutti. Semmai, ad esempio, combattiamo la ricchezza di coloro che rubano soldi pubblici come i "Fiorito" e non solo; combattiamo tutti i parassiti mangia soldi che non producono nulla di utile ma stanno lì solo perché "figli di" o perché grazie allo scambio di voti e raccomandazioni oggi occupano un posto di lavoro, specialmente nel pubblico, e vivono sulle spalle di coloro che ogni mattina si alzano e producono veramente (sia che si tratti di un operaio, che di un imprenditore o di un professionista). Bisogna prendere consapevolezza che il destino è nelle nostre mani, che per far crescere uno Stato sono per primi i cittadini a crescere e, quindi, basta voltarsi dall'altra parte, è l'ora di indignarsi. Pensate a quante persone si sono voltate dall'altra parte nella Terra dei Fuochi, un immensità di rifiuti tossici e pericolosi e nessuno che abbia avuto un sussulto di dignità, amor di patria per tutto quello che stava succedendo? Possibile che in 20-30 anni nessuno si fosse accorto di niente? No, senz'altro sapevano, ma l'assenza della responsabilità ha permesso tutto questo. Acquisire Consapevolezza per assumersi responsabilità singole.
Fratellanza, tornare a provare quel sentimento di appartenenza ad una comunità dove il bene comune è sopra quello singolo o di pochi. Con la scusa dell'antifascismo si è perso il senso della Patria, la parola "Nazione" è stata sostituita da "Paese" e l'orgoglio nazionale è svanito in nome di chissà cosa. Basta guardare gli altri Stati che spesso prendiamo come esempio, e chiedetevi se i tedeschi, i francesi, gli spagnoli, gli americani, i cinesi, i giapponesi non hanno il senso della Patria, eppure non si possono definire paesi fascisti.
Fratellanza tra italiani e poi fratellanza con gli altri, ma come possiamo pensare di essere fraterni con gli altri se prima non lo siamo tra noi stessi, allora diventa solo falso buonismo come difatti è pervasa l'Italia.
Orgoglio, quale nazione è stata definita dal mondo intero la culla della civiltà? L'Italia! Quale nazione ha avuto Michelangelo, Raffaello e Leonardo Da Vinci? L'Italia!
Quale nazione può vantare oltre il 50% del patrimonio artistico del mondo? L'Italia!
Quale è stata la nazione che nel dopoguerra ha saputo rialzarsi ed essere per molti anni lo Stato con il PIL più alto al mondo? L'Italia!
In quale Paese è nata la Ferrari, Gucci, Prada, Bulgari, Maserati, ecc.? L'Italia!
Chi ha scoperto l'America? Un italiano!
Insomma, come possiamo ancora accettare tanta mediocrità con la storia che abbiamo alle spalle, serve un sussulto di orgoglio e non dimenticarsi mai più chi siamo veramente!
L'orgoglio di essere italiani, e non solo al prossimo mondiale, ci deve unire e deve spaventare quei politici egoisti mangioni e inconcludenti. 
Accuratezza. L'ultima parola è accuratezza; se ognuno di noi nel proprio lavoro, nelle relazioni personali, nelle forme associative, nell'utilizzare il bene comune facesse il tutto con accuratezza avremmo sicuramente dei benefici. Il cercare di fare le cose con accuratezza, automaticamente ci predispone alla responsabilità di quello che si fa, e non solo responsabilità verso se stessi, ma anche verso gli altri. Avremmo città più pulite, scuole degne di essere i luoghi dove le future generazioni si formano, università che, anziché creare dei baronati, diventano dei luoghi di eccellenza, migliori relazioni tra imprese e sindacati, strade più sicure, prodotti migliori, ospedali più sicuri...e più serenità.

Utopia pura? Beh, forse sì, ma davanti al classico buonismo, spesso ipocrita, di questo periodo che ha già le ore contate (basta riprendere la normale quotidianità e qualcuno che oggi ti fa gli auguri via sms quando lo incontrerai manco ti saluterà), mi sentivo di buttar giù la mia, così senza tante riflessioni, consapevole che i veri cambiamenti li hanno innescati certe persone che dicevano "I have a dream!".
Per quanto mi riguarda nel mio piccolo, ovviamente, queste quattro parole sono i miei auspici del 2014, spero che qualcuno di voi le condivida con me.
Vi auguro un consapevole, fraterno, orgoglioso e accurato 2014!

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